Delle ragioni della sconfitta, in Italia e a Roma, si è già detto tanto e credo che poco si possa aggiungere, ragioni che toccano il rapporto con tutti i cittadini e con quelli in particolare che nel 2006 avevano votato centrosinistra: errori del governo Prodi, errori di tattica politica durante la crisi, errori nella scelta delle candidature, errori nella comunicazione, errori nel varo troppo burocratico e “vecchio” di un partito che anche ha iniziato a disputarsi le poltrone già nell’assemblea costituente, errori nel non estendere il vero dibattito del PD fuori da poche stanze, ….
Ho provato a pensare una sintesi, e mi vengono in mente due grandi carenze: coraggio e innovazione. Coraggio di attuare le scelte che si pensavano “giuste”, innovazione per cambiare la situazione e l’agire politico. Quell’innovazione che giustifica e concretizza il nostro pensare di “essere diversi” dal centrodestra ed estranei al degrado politico italiano.
E la nostra esperienza, da “promulgatori” dei temi dell’innovazione, delle nuove tecnologie invisibili, dell’innovazione pervasiva?
Credo si possa e si debba fare un bilancio per poter rispondere alla classica domanda del “che fare”, sapendo che la risposta che ci serve non è consolatoria.
Sappiamo che l’innovazione non era un tema clou prima delle elezioni e le cose fatte dal governo Prodi erano un segnale positivo, ma comunque sempre sotto la sufficienza complessiva. Non potevamo dirci soddisfatti.
Eppure, il bilancio che credo si possa trarre dalla sconfitta elettorale è ancora peggiore, come tendenza: l’innovazione è iniziata ad apparire nei programmi con un certo risalto (più a Roma meno nelle elezioni politiche), ma di fatto il peso specifico che questo tema ha avuto nella campagna elettorale è stato vicino allo zero. E questo è un indizio per come sarà sviluppato nei prossimi 5 anni (il fatto che Stanca non ha finora trovato posto è un secondo indizio).
Quindi è da qui che bisogna partire.
Che fare?
Direi che la situazione è così critica che non c’è un solo percorso di azione, ma ce ne sono diversi da sviluppare parallelamente:
· verso il governo Berlusconi. È evidente che qualsiasi azione non possa che prevedere comunque un’attenzione critica costante verso l’operato del governo sui temi dell’innovazione. È altrettanto chiaro che l’attenzione non possa essere rivolta solo verso il ministero di Brunetta, ma che la critica serrata debba essere su tutti i ministeri per come viene trattato il tema dell’innovazione. Ma come portare avanti questa critica rispetto all’azione del PD?
· verso il PD. La formazione del governo ombra fa sì che un riferimento obbligato sia il ministro ombra del PD Linda Lanzillotta. Ma il tema dell’innovazione è più ampio. Deve essere capito come tale e diventare pervasivo nell’agire politico. La Rete Democratica dell'Innovazione potrebbe porsi come interlocutore anche culturale sui temi dell’innovazione. Penso ad iniziative come seminari, incontri, iniziative interne per la sensibilizzazione dei vari esponenti del PD sulle diverse aree di applicazione delle nuove tecnologie (una “Scuola per l’Innovazione del PD”?). La Rete anche come task force sull’innovazione al servizio delle iniziative politiche del PD e del governo ombra;
· nell’agire politico. Un contributo cruciale è quello che possiamo dare sull’innovazione dell’agire politico. Penso all’attuazione costante e visibile di iniziative di progettazione partecipata, alla valorizzazione delle esperienze che vanno in tal senso, al coinvolgimento delle forze della società ed esterne al PD su temi concreti, su iniziative che toccano i diversi settori di governo della nostra società. E questa innovazione politica dobbiamo portarla come segno distintivo del nostro agire, anche nel PD;
· nel rapporto con il territorio. Scegliamo su ciascun territorio alcune iniziative “simbolo” del nostro agire. Poche ma importanti iniziative concrete su temi percepiti localmente come critici;
· nel rapporto con l’industria dell’ICT. Non è un nostro obiettivo la salute delle aziende italiane ICT, ma può essere un effetto dell’attuazione delle politiche che andiamo promuovendo. Diamo enfasi a questo. Cerchiamo di essere interlocutori di riferimento perché gli interessi alla fine convergono, e il probabile fallimento del governo sul tema dell’innovazione non potrà che spingere le aziende del settore a cercare interlocutori anche nell’opposizione.
Se pensi che il tema dell'innovazione meriti il tuo impegno, posta il tuo commento e dai il tuo contributo alle iniziative della Rete Democratica dell'Innovazione.
Ho provato a pensare una sintesi, e mi vengono in mente due grandi carenze: coraggio e innovazione. Coraggio di attuare le scelte che si pensavano “giuste”, innovazione per cambiare la situazione e l’agire politico. Quell’innovazione che giustifica e concretizza il nostro pensare di “essere diversi” dal centrodestra ed estranei al degrado politico italiano.
E la nostra esperienza, da “promulgatori” dei temi dell’innovazione, delle nuove tecnologie invisibili, dell’innovazione pervasiva?
Credo si possa e si debba fare un bilancio per poter rispondere alla classica domanda del “che fare”, sapendo che la risposta che ci serve non è consolatoria.
Sappiamo che l’innovazione non era un tema clou prima delle elezioni e le cose fatte dal governo Prodi erano un segnale positivo, ma comunque sempre sotto la sufficienza complessiva. Non potevamo dirci soddisfatti.
Eppure, il bilancio che credo si possa trarre dalla sconfitta elettorale è ancora peggiore, come tendenza: l’innovazione è iniziata ad apparire nei programmi con un certo risalto (più a Roma meno nelle elezioni politiche), ma di fatto il peso specifico che questo tema ha avuto nella campagna elettorale è stato vicino allo zero. E questo è un indizio per come sarà sviluppato nei prossimi 5 anni (il fatto che Stanca non ha finora trovato posto è un secondo indizio).
Quindi è da qui che bisogna partire.
Che fare?
Direi che la situazione è così critica che non c’è un solo percorso di azione, ma ce ne sono diversi da sviluppare parallelamente:
· verso il governo Berlusconi. È evidente che qualsiasi azione non possa che prevedere comunque un’attenzione critica costante verso l’operato del governo sui temi dell’innovazione. È altrettanto chiaro che l’attenzione non possa essere rivolta solo verso il ministero di Brunetta, ma che la critica serrata debba essere su tutti i ministeri per come viene trattato il tema dell’innovazione. Ma come portare avanti questa critica rispetto all’azione del PD?
· verso il PD. La formazione del governo ombra fa sì che un riferimento obbligato sia il ministro ombra del PD Linda Lanzillotta. Ma il tema dell’innovazione è più ampio. Deve essere capito come tale e diventare pervasivo nell’agire politico. La Rete Democratica dell'Innovazione potrebbe porsi come interlocutore anche culturale sui temi dell’innovazione. Penso ad iniziative come seminari, incontri, iniziative interne per la sensibilizzazione dei vari esponenti del PD sulle diverse aree di applicazione delle nuove tecnologie (una “Scuola per l’Innovazione del PD”?). La Rete anche come task force sull’innovazione al servizio delle iniziative politiche del PD e del governo ombra;
· nell’agire politico. Un contributo cruciale è quello che possiamo dare sull’innovazione dell’agire politico. Penso all’attuazione costante e visibile di iniziative di progettazione partecipata, alla valorizzazione delle esperienze che vanno in tal senso, al coinvolgimento delle forze della società ed esterne al PD su temi concreti, su iniziative che toccano i diversi settori di governo della nostra società. E questa innovazione politica dobbiamo portarla come segno distintivo del nostro agire, anche nel PD;
· nel rapporto con il territorio. Scegliamo su ciascun territorio alcune iniziative “simbolo” del nostro agire. Poche ma importanti iniziative concrete su temi percepiti localmente come critici;
· nel rapporto con l’industria dell’ICT. Non è un nostro obiettivo la salute delle aziende italiane ICT, ma può essere un effetto dell’attuazione delle politiche che andiamo promuovendo. Diamo enfasi a questo. Cerchiamo di essere interlocutori di riferimento perché gli interessi alla fine convergono, e il probabile fallimento del governo sul tema dell’innovazione non potrà che spingere le aziende del settore a cercare interlocutori anche nell’opposizione.
Se pensi che il tema dell'innovazione meriti il tuo impegno, posta il tuo commento e dai il tuo contributo alle iniziative della Rete Democratica dell'Innovazione.