Il Piano Egovernment 2012 presentato dal Ministro Brunetta contiene tre elementi positivi, sottolineati in questo senso sia Lucarelli (Assinform) che Tripi (Confindustria):
parte dai progetti pre-esistenti, in una logica di stretta continuità;
tenta di dare una strutturazione per schede-progetto, con uno sforzo di chiarezza e di sintesi senz’altro meritevole;
espone la situazione di arretratezza italiana senza particolari reticenze, anche se in qualche caso pecca nell’accentuarne le negatività.
Per il resto, il Piano è un disastro da più punti di vista:
- di progettualità;
- di credibilità;
- di coerenza.
La progettualità è assente. Non si comprende quale sia il disegno complessivo sull’Innovazione, se non la sterile riduzione che lo scopo è di ridurre i costi aumentando la produttività.
Del resto, su alcuni capitoli fondamentali, come quello delle Infrastrutture, il piano è latitante (si dichiara che il progetto è da definire), ed in generale, dopo aver puntualizzato l’arretratezza culturale italiana sull’uso di Internet, non c’è nessuna azione progettata per contrastarla.
Non ci sono, allo stesso modo, azioni di impatto sul fronte del technology transfer, a supporto dell’università e del rapporto tra centri di ricerca e imprese. L’obiettivo 2 sull’Università si riduce all’introduzione del wi-fi e l’obiettivo 23 sul technology transfer si riduce a rilanciare l’Agenzia sull’Innovazione, senza specificare quali attività siano in piano.
In questo piano non c’è nessuna strategia di fondo per il Sistema Paese, ma solo la buona volontà di riordinare quanto già in atto. Una manovra da bravo impiegato, senza competenze su questo tema e senza reale comprensione del tema trattato e delle priorità strategiche, ma con la preoccupazione vigile e presente di prevedere citazioni solo per l’ex ministro Stanca, evitando accuratamente di specificare che molti dei progetti sono da riferire al breve governo Prodi.
In estrema sintesi, senza alcuna idea progettuale e senza logiche di governance (la sezione di governance è solo il riepilogo delle funzioni degli enti e delle Commissioni già presenti), il Piano rischia di rafforzare la situazione di arretratezza del nostro Paese.
La credibilità è direttamente proporzionale alle risorse disponibili: dei 1388 milioni necessari, ben 1133 sono da reperire. In sostanza, è stato presentato un piano che in gran parte (vedi capitoli non secondari come ad esempio quelli sulla Giustizia, sull’Ambiente, sui Beni Culturali) non ha le risorse finanziarie necessarie per il 2009, in alcuni casi contiene progetti con costi ancora da definire (vedi capitoli Mobilità Mezzi e Persone, Servizi in Banda Larga, solo per citarne due), o con costi non compresi (vedi i costi di formazione del personale docente, necessari per la realizzazione dei progetti sulla Scuola), in altri ancora (Infrastrutture, Agricoltura) anche i progetti sono da definire. Un Piano che ha quindi lo stile e l’estetica di un piano strutturato, ma i contenuti sono tali che non sarebbe accettabile in un ambito aziendale.
Quale credibilità per un piano di questo genere, incompleto e non coperto finanziariamente neanche sull’anno in corso? Lucarelli (Assinform) non ha potuto fare a meno di puntualizzare come l’assenza di copertura su diversi capitoli rende gli obiettivi del piano difficilmente raggiungibili.
Se questo è allora un lavoro di semplice raccolta, senza alcuna pretesa di progettazione, a questo punto è difficile ricercare coerenza sia all’interno dei singoli progetti, sia tra questi e la situazione pre-esistente.
Qualche esempio, però, è bene darlo.
Sulla Scuola, che vedrà notevoli tagli nel bilancio e nelle ore di didattica, si pretende di lanciare dei progetti che avrebbero bisogno di un notevole investimento in strutture (oggi in gran parte non idonee secondo la 626) e in competenza dei docenti.
Ma oltre questa contraddizione lascia stupefatti l’obiettivo che ci si propone: informatizzare 3 aule per scuola. Ora, se in una scuola ci sono tre aule informatizzate, o queste sono dei laboratori, o sono degli inspiegabili privilegi, forse delle sperimentazioni. Ma se questo è l’obiettivo finale del Piano, allora siamo molto indietro l’obiettivo del ministero Moratti, che nel 2001 (ben 8 anni fa) aveva fissato dopo 3 anni il raggiungimento del 100% di aule cablate ed informatizzate.
Leggendo bene l’insieme delle iniziative proposte, si scopre anche un’altra stranezza, dovuta più all’accondiscendenza ad una proposta di Microsoft che ad un’idea propria del Ministero: fornire a tutti i bambini della scuola primaria (e perché mai?) un pc low-cost. Un qualsiasi esperto di didattica avrebbe più di una ragione per obiettare che se le nuove tecnologie non diventano uno strumento di didattica quotidiana (questo sì un vero e sostanziale obiettivo) con il proprio pc il bambino ha poco da fare nell’ambito scolastico.
Un altro esempio poco edificante è quello del vecchio e annoso portale del turismo. A parte la presenza di costi (30 milioni) che non compaiono nella tabella associata, non si comprende quale sia il piano e la strategia per il suo rilancio. Gli obiettivi sono sganciati da un piano di azione e sembra che il miglioramento nell’utilizzo del portale sia un fatto automatico legato alla bontà della sua realizzazione, dimenticando l’organicità necessaria di una iniziativa di valorizzazione delle risorse turistiche italiane.
In conclusione: un piano poco accurato, probabilmente realizzato di fretta e furia, senza le risorse necessarie e senza un’idea progettuale ed organica sull’area dell’innovazione. Solo la buona volontà di raccogliere tutte le iniziative in atto, aprendo a sponsor influenti come Microsoft.
Per la situazione italiana, di grave ritardo, un piano inutile.
Il Piano è consultabile dal sito del ministero. I commenti sono benvenuti.
Nessun commento:
Posta un commento